sereno
Ch’io maledetto sia, a vita, di nuovo
penso al saperti qui, di
poco distante, anche se non m’illudo
che tu venga a salutarmi. Ora guidi
altrove la tua vita, e io ho fatto scudo
della voglia dell’anno
passato, ma figurati se provo
meno angoscia ai tuoi passi che non sanno
(almeno questo mi dico, mentendo,
è chiaro) che non sanno dove prendo
la linfa per sperarti ancora. Presto
perderò del tutto la strada, ma ora
come ora non potrei evitare il guado
che i tuoi occhi di lago
di luna m’aprono ancora se vado
per caso in giro e t’incontro; m’appago
di poco, l’hai capito, ormai: di un attimo
soltanto, che divora
la speranza ed incespica sui fatti mo-
strando la debolezza disperata
dei passi per piacerti. Non è andata,
pazienza, ma apprezzerai la franchezza,
quanto meno, che t’offro e giuro e penso,
anche adesso che non ha più alcun senso.

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