Chi ha fatto nascere queste creature odia la parola ‘poesia’, perché pare che oggi tutto lo sia, e che quindi essa non abbia più ragione di esistere.
Crede di essere, più che altro, un cuoco, uno speziale che mescola tra loro oggetti capaci di far provare sensazioni (non sentimenti). Solo che è uno speziale che non lavora con i gusti, ma con i suoni. Ha messo assieme queste creature cercando di assecondare la loro voglia di risuonare con se stesse, di ricercare un’armonia precaria ma significativa. Detto questo, è certo che la perfezione non pertenga loro, e forse non potrà mai farlo.
Quindi, signori e signore, il cuoco si scusa se le sue pietanze sonore non saranno di vostro gradimento; ma il cuoco spera anche che chi si trovi a passare, anche e soprattutto per caso, per la sua umile cucina non disdegni del tutto i piatti che gli vengono offerti con estrema umiltà ed amore.
Quindi, al massimo, vogliatene al cuoco. Non alle sue creature.