rancoroso
Che c’è? Che cerchi ancora? Non ti basta
presentarti da sempre negli attimi peggiori?
E anche adesso, qui fuori,
quando fuggo gli altri e te pure assieme
a loro, vieni e parli, tu, la casta
vestale che mi preme
sempre a sé, ma non tace;
dimmi: che ti costa lasciarmi in pace?
Che vuoi? Parole? ‘Amore’? Vuota il sacco
e poi sparisci, vattene, non stare più a seccarmi!
Ma cosa dico… Di armi
non ne ho poi così tante da costringerti
a sfuggirmi, e tu godi a far la sfinge,
e minacci lo scacco
del cuore ad ogni passo
tra i tuoi occhi, anche se ormai non ci passo
più da quando la prima volta ho fatto
lo sbaglio di ascoltarti, di pensare che fosse
il tuo sguardo a far mosse
da puttana, quando invece fu il patto
ch’io strinsi libero a sbattermi in cella:
dammi, se vuoi, l’ergastolo
(tanto ormai, in questo guasto
che vivo, aspetto solo chi t’espella).

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